Non so esattamente quando questo percorso sia iniziato.

Quando ero bambino venivo portato alle lezioni di taichi di mia madre e mio zio e li osservavo, aspettando a a bordo tatami che finissero. Forse quello è stato il primo momento in cui ho capito di avere un interesse per qualcosa di diverso dalle solite canoniche proposte. Quegli strani movimenti, lenti e controllati, in qualche modo mi affascinavano, tanto da ripeterli nei pomeriggi di gioco nella mia camera e seppur completamente inconsapevole del perché e per come, mi pareva che possedessero un loro significato profondo.

Più tardi iniziai anche io su quella strada, ma ci vollero ancora un po di anni perché mi regalassero il primo libro di yoga e l’idea si instaurasse dentro di me. Avevo quattordicianni anni e all’epoca lo yoga risuonava davvero come una pratica elitaria per freak macrobiotici; dal canto mio, io non ne capivo nulla e mi limitavo a leggere esercizi e spiegazioni, provando a contorcermi in strane posture dai nomi divertenti e contare inspiri ed espiri. Era un gioco che mi piaceva.

Questo è stato il mio primo contatto con lo yoga, attraverso un semplice libro di pratiche e filosofie, con tanto di dedica dell’autrice, di una, scoprii in seguito, delle pioniere dello yoga.

“Molti anni più tardi, la rincontrai ad un festival ed avvicinandola, spiegai la storia, del libro e di come tutto fosse cominciato da li. Con sguardi entrambi commossi, ricordo le parole che mi disse: -Quando si dice: piantare un seme-. Il libro è ancora li, sulla mia libreria, ogni tanto lo sfoglio e leggo le due dediche, distanti 15 anni.”

Rimase un interesse coltivato attraverso testi che trovavo nella libreria di casa e racconti che ascoltavo dai miei familiari. Al tempo quasi mi vergognavo di quella passione considerata solo una ginnastica femminile che poco coincideva con l’immagine di uno spericolato ragazzo di città.

Lo yoga venne a bussare alla mia porta in maniera prorompente anni dopo, mentre lavoravo come istruttore di arrampicata a Torino, quando un amico scalatore mi disse che insegnava e mi propose una lezione con lui.

Quel seme piantato tanti anni prima, ricevette allora quanto serviva a farlo germogliare.

Non smisi più; dapprima con lui e poi, con la fame del principiante, iniziai a cercare e provare scuole, insegnanti, seminari, a praticare ogni momento, posture, meditazioni, respirazioni. Era come dare voce a quella parte di me stesso che era sempre stata li a chiamarmi. Da quel momento ogni secondo delle mie giornate era occupato dallo yoga, dalla pratica, dallo studio. Lasciai l’arrampicata per dedicarmi al 100% allo yoga, mi trasferii a Milano per seguire la pratica e quella che sarebbe stata per lungo tempo la mia insegnante e poi guida stessa nell’insegnamento.

Fui molto fortunato, e ora infinitamente grato, perché ebbi la possibilità di tuffarmi dentro questa cosa dalla testa ai piedi, mettendo in gioco davvero tutto e vivendo a stretto contatto con lo yoga. Il tempo mi fece incontrare le mie pratiche e insegnanti, seguendoli in maniera dedicata e offrendo, ancora oggi, tutto quello che potevo dare.

Ebbi, e ancora ho, la possibilità di studiare e viaggiare per l’India e il Mondo per lunghi periodi, di conoscere e comprendere me stesso attraverso questa disciplina, di incontrare e stringere rapporti con persone meravigliose ed incredibili e di affrontare un’infinità di esperienze, belle e brutte, con un animo che, senza lo yoga, non avrei mai avuto.

“Non so se riuscirò a fare questo tutto la vita, dopo anni il valore ed il significato di questa disciplina e tradizione, sono cosi chiaramente preziosi che sembra quasi di sciuparli in mezzo a tutto il mormorio moderno; la pratica è un mezzo, una cerimonia, un rituale che ci disciplina per celebrare qualcosa di più ampio, di cui facciamo parte.

Ad oggi continuo il mio sadhana, la mia pratica spirituale, studiando e praticando costantemente, cercando di condividere questa passione con gli studenti, spingendo alla comprensione e alla consapevolezza, rendendo lo yoga uno strumento che agisce attraverso il corpo e che risuona senza confini.”

“Yoga karmasu kaushalam”. Yoga is skill in action 

B.G. II:50

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